Seleziona una pagina

l dibattito sulla revisione delle regole in materia di recensioni online previste nel disegno di legge annuale per le piccole e medie imprese (ddl Pmi) si fa sempre più acceso. A far discutere sono diversi punti: il tempo massimo per pubblicare una recensione, fissato a 30 giorni; il perimetro dei soggetti autorizzati a esprimere un’opinione, limitato a chi ha effettivamente usufruito di prestazioni o servizi e può dimostrarlo tramite documentazione fiscale (scontrini, ricevute o fatture); e il limite di due anni oltre il quale una recensione non è più considerata “affidabile”.

L’obiettivo dichiarato della misura è ridurre al minimo le recensioni false e favorire la trasparenza a tutela sia dei consumatori sia degli operatori del commercio e del turismo. Secondo diversi critici, però, le norme così concepite non solo non raggiungerebbero lo scopo, ma rischierebbero di produrre un effetto boomerang.

In audizione alla commissione Attività produttive della Camera, Diego Ciulli, responsabile affari istituzionali di Google Italia, ha contestato gran parte dell’impianto, definendo alcuni passaggi “clamorosi” e auspicando che si tratti di “errori materiali” da correggere. Ciulli ha spiegato che la norma, pur animata da buone intenzioni, sarebbe poco efficace nel contrastare le recensioni false, fornirebbe nuovi strumenti ai falsari, limiterebbe la libertà di espressione e ostacolerebbe la condivisione online delle esperienze degli utenti.

La novità che definisce più problematica è l’obbligo di allegare lo scontrino fiscale per dimostrare la veridicità di una recensione. Secondo Ciulli è irrealistico pensare che le persone conservino per settimane gli scontrini dei ristoranti o di altri servizi, e questo darebbe ai soggetti meno inclini alle critiche un ulteriore appiglio per contestare e far rimuovere i commenti sgraditi, chiedendo agli utenti di dimostrare di essere realmente stati in un determinato luogo.

Ciulli ha inoltre richiamato l’attenzione sul carattere strutturato e tecnologicamente avanzato delle organizzazioni che producono recensioni false su commissione, inondando le piattaforme con contenuti che talvolta esaltano il cliente e talvolta denigrano i concorrenti. Si tratta di un fenomeno massiccio: Google, ha ricordato il manager, ha rimosso lo scorso anno 240 milioni di recensioni in tutto il mondo, nell’85% dei casi prima che fossero visualizzate da qualcuno, grazie all’impiego di strumenti di intelligenza artificiale. Secondo lui, chi già produce recensioni fake non si fermerebbe di fronte alla nuova norma e, oltre alle recensioni, inizierebbe semplicemente a generare anche scontrini falsi.

Per una correzione di rotta si è espressa anche l’associazione dei consumatori Udicon. Il vicepresidente Fabrizio Ciliberto, in audizione alla Camera, ha proposto di non prevedere la cancellazione automatica delle recensioni dopo due anni, ma piuttosto di rendere ben visibile la loro “anzianità”. A suo giudizio, considerare non lecita una recensione autentica solo perché risale a più di due anni rischia di produrre rimozioni indiscriminate e di confondere i consumatori. Udicon chiede inoltre di introdurre motivazioni obbligatorie per le richieste di rimozione, sistemi di tracciabilità delle segnalazioni, l’intervento di un soggetto terzo nei casi seriali e sanzioni contro gli abusi. Tra i “segnalatori attendibili”, secondo l’associazione, dovrebbero rientrare anche le organizzazioni dei consumatori, che sono spesso le prime a raccogliere le segnalazioni dei cittadini su recensioni sospette.

Preoccupazioni arrivano pure dal fronte delle imprese e delle associazioni di settore. Netcomm, la Coalition for Trusted Reviews, Eu Travel Tech, Altroconsumo (del gruppo Euroconsumers) e Codacons hanno inviato una lettera ai ministri del Turismo e delle Imprese e del Made in Italy per esprimere seria preoccupazione rispetto alle nuove norme. Nell’appello si sottolinea come, prima dell’approvazione definitiva, sia fondamentale evitare che la lotta alle false recensioni si trasformi in un ulteriore ostacolo per le imprese italiane del turismo, un comparto fondamentale per l’economia del Paese.

Le recensioni online, rilevano i firmatari, sono ormai uno strumento imprescindibile per l’acquisto di beni e servizi da parte dei consumatori e rappresentano una leva di marketing e visibilità essenziale per le aziende. Se la Camera confermasse il testo già approvato dal Senato, il rischio sarebbe una forte riduzione del numero di recensioni, con effetti negativi sia sull’esperienza di turisti e clienti sia sulla capacità delle imprese turistiche italiane di attrarre ospiti. Il presidente di Netcomm, Roberto Liscia, ricorda anche che le piattaforme digitali attive in Europa sono già sottoposte a norme stringenti sulle recensioni e sulla protezione dei consumatori, e invita le autorità, più che a introdurre nuovi vincoli generalizzati, a intensificare i controlli mirati per smantellare le reti di recensioni false che danneggiano l’intero sistema.

Di segno diverso è la posizione dell’Antitrust. Il segretario generale Guido Stazi, in audizione alla Camera, ha ricordato che le recensioni sono uno strumento molto utile per le imprese, che le utilizzano per promuovere e aumentare le vendite e per rafforzare la propria reputazione presso clienti attuali e potenziali. Tuttavia, la facilità con cui possono essere manipolate ha alimentato un contesto in cui la disinformazione finisce per alterare la concorrenza e condizionare le decisioni dei consumatori, con effetti dannosi per le imprese, per il pubblico e per la competitività del mercato.

L’Autorità ritiene che il provvedimento non presenti profili di incompatibilità con il quadro europeo in materia di pratiche commerciali scorrette, in particolare per quanto riguarda il divieto di acquisto e cessione di recensioni. Stazi ha ricordato che le norme in discussione sono il risultato di un percorso di confronto tra Commissione europea, legislatore e autorità italiane. Nel suo parere circostanziato, la Commissione aveva evidenziato alcune criticità e possibili contrasti tra il testo iniziale e la disciplina europea; il nuovo testo recepisce i rilievi formulati e, secondo l’Antitrust, si muove nella direzione giusta.